Manifesto

Il Manifesto della community

Una comunità di persone che condivide problemi legati al vivere tutti nello stesso luogo (il quartiere Cocuzzo di Potenza, a tutti noto come “il Serpentone”) si mette insieme per realizzare progetti per migliorare quel luogo, renderlo più vivibile, accessibile, bello, utile. Per farlo, utilizza uno strumento di comunicazione digitale che consente di stare in contatto, rendendoli partecipi dei problemi e dei progetti, con persone di altri quartieri, di altre città, perfino di altre nazioni. Perché la forza di un progetto è data dalla partecipazione e dalla integrazione di molte competenze, molti punti di vista, molte idee differenti.

Questo è il “cosa” vogliamo fare.

Quanto al “come”, questo Manifesto si ispira spudoratamente (ma ho chiesto autorizzazione) a quanto ha scritto Annibale D'Elia commemorando un altro amico che non c’è più. Sono due persone che hanno fatto moltissimo per la cultura della creatività nel Sud Italia, per i giovani, per la costruzione di un modo diverso di intendere lo sviluppo di un territorio. Autentici maestri.

La loro lezione si riassume in 4 punti, che facciamo nostri.

  1. GUARDARE IL MONDO CON OCCHI DIVERSI

Siamo convinti che la forza dei progetti è nelle persone che si mettono insieme per realizzarli, senza un finanziamento, senza un invito dall’alto. Siamo convinti che il modo migliore per leggere una realtà sia togliersi dal centro, dove tutti ti guardano e dove tutti vorrebbero stare, e osservarla di lato, da un altro punto di vista, da sotto o da sopra.

  1. NON AVER PAURA DEL CAOS

Non si può sempre controllare tutto. “Il miglior modo per far succedere le cose è farle succedere. Se vuoi avviare un processo, il segreto non è prepararsi, prepararsi, pronti, partenza, via, ma semplicemente avviarlo. Anche quando non è del tutto chiaro dove andrai a finire”.

Questo naturalmente significa rendersi conto di essere una collettività, un gruppo, un insieme di persone che mettono insieme idee, competenze, esperienze per arrivare ad un risultato.

L’atto generativo per eccellenza è condividere ciò che hai. A cominciare dalle informazioni.”

  1. MAI LAMENTARSI

Conosciamo tutti la situazione del pezzo di mondo nel quale viviamo: la mancanza perenne di risorse economiche, le difficoltà amministrative, la diffusa sfiducia nel rapporto con le istituzioni. Ma questo può diventare la molla per non smettere mai di cercare opportunità, e per chiedere aiuto ai nostri simili, anche dove meno le andremmo a cercare, tirando fuori le energie che neanche noi sappiamo di avere. Provarci, senza lamento 

  1. PRATICARE LA PACE, COLTIVARE LA SPERANZA

In questa avventura, cerchiamo di essere pacifisti. Il che significa “resistere alla tentazione di liberarsi di ciò che non ti assomiglia. Del diverso. Dell’altro, anche quando è ostile. Perfino dell’acerrimo avversario. Non è la rinuncia a combatterlo, tutto il contrario”. Praticare la pace significa fare i conti con chi non la pensa come noi.

E infine, proviamo a coltivare la speranza.

La speranza. Che è cosa diversa dalla fiducia.

La fiducia (nei propri mezzi, nelle proprie possibilità, negli altri o nelle istituzioni) certo è importante ed è il risultato di una costruzione paziente. La speranza, invece, non si costruisce. Riguarda cose a venire che non conosci e non controlli. C’entra con il mettersi a disposizione e con le belle sorprese.”

 

Benvenuti nella community del Serpentone.

 

 

 

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